Il microcredito sbarca in Italia e USA

Ho letto, a qualche giorno dalla sua uscita, un articolo di Repubblica dedicato a Muhammad Yunus, padre del microcredito e premio Nobel nel 2006. L'articolo è dedicato all'apertura di sportelli della Grameen Bank a New York e Milano.

Come dice Yunus il microcredito è una forma di finanziamento che è stata pensata per i paesi poveri/in via di sviluppo. Ora la sua istituzionalizzazione negli Stati Uniti e in Italia rappresenta un segno della presenza e/o dell'allargamento di sacche di povertà in questi paesi (che potrebbero diventare strutturali).

Riporto qui di seguito quanto Yunus dice a Marco Panara, che lo ha intervistato, rispetto agli Stati Uniti:
Se va in giro per gli Stati Uniti lo capisce subito perché anche New York, e ora Omaha nel Nebraska e presto San Francisco hanno bisogno del microcredito. Perché a ogni angolo di strada ci sono negozi che vendono denaro: i "payday shop" , dove si ottengono anticipi sulla paga settimanale o mensile, i banchi di pegno, i "checkcash shop" dove chi non può permettersi un conto corrente va a cambiare l'assegno con cui è stato pagato, lasciando ovviamente una lauta commissione, ci sono i "pescecani" che vengono a casa a offrirti gli "shark loan" . Il tutto a tassi che arrivano anche al 300 o al 400% l'anno. Il mercato al quale si rivolgono è quella fascia di popolazione che non ha accesso alle banche, e che finisce vittima della spregiudicata industria della finanza per i meno abbienti [...].
In Italia il problema non è l' accesso alla banca, è l' accesso al credito. Come ovunque c' è un numero enorme di persone che non trovano i mezzi per avviare nuove attività.
Mi chiedo però se alla fine anche da noi non si realizzerà (su scala ridotta) quanto viene descritto rispetto agli Stati Uniti.

Chisura degna di questo post il testo di una vignetta di Bucchi pubblicato il 3 febbraio su Repubblica: "L'Occidente sta chiedendo una proroga alla storia"

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