Ai confini del mondo

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Ho appena finito di leggere Il continente invisibile di J.M.A Le Clezio. Il titolo fa riferimento all'Oceania. O meglio a quella parte dell'Oceania che, frammentata in centinaia di isole, non viene percepita come unità (neppure culturale).

Per tale ragione si stenta quasi a credere che questo ammasso di isole possa avere una storia degna di nota (e cioè tragica). Senza la percezione di una qualche unità (sparita con l'arrivo e la lottizzazione dell'Oceano da parte delle potenze occidentali) tutto si riduce a una serie di semplici fatti di cronaca. Solo la loro memoria (quanto labile) e la loro reciproca connessione possono redendere l'idea della portata e dell'impatto di una coloniazzazione e di uno sfruttamento (i blackbirders australiani) che hanno lasciato profonde ferite.

Terminata l'era del colonialismo, oggi più che mai questa parte del mondo viene attraversata dalla storia. Non più nella forma delle navi da guerra e dei marinai occidentali, ma delle frotte di turisti in cerca di natura incontaminata, esotismo e avventura (purché debitamente addomesticati).

Globalizzazione e tradizione (localismo, se si vuole usare un termine meno poetico) si confrontano/scontrano, come mostra questo esempio:
Quando dopo lunghe lotte, nel 1980, l'arcipelago delle Nuove Ebridi ottenne l'indipendenza, prendendo il bel nome di Vanuatu, il tradizionale sistema del baratto fu minacciato dalla remunerazione in denaro: venne coniata una nuova moneta, il vatu.
Gli uomini che andavano a lavorare lontano da Raga [...] si adattarono bene al cambiamento. Per le donne invece fu più difficile. Fino a quel momento la loro unica ricchezza erano state le stuoie che intrecciavano nel tempo libero, che si scambiavano tra loro e con cui costituivano la dote della figlia. Quanto mai può valere una stuoia di pandano nella moderna società industriale? Con la sua associazione di donne Charlotte [Wei] è riuscita a ottenere la legittimazione di questa arte all'interno del sistema monetario del giovane stato. Adesso le donne di Raga possono usare le loro stuoie per pagare merci e servizi, acquistare prodotti di prima necessità, coprire le spese scolastiche dei figli e i costi dei medicinali dell'ambulatorio. In un mondo in cui perfino la moneta è diventata virtuale tutto ciò può sembrare folcloristico; eppure ha permesso alle donne di salvaguardare la loro indipendenza economica e di integrarsi nell'economia di mercato

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