Ho finito di leggere "Google e gli altri" di John Battelle (l'ultima edizione aggiornata del libro risale al 2006). Penso si tratti di una delle più accurate ricostruzioni della storia di Internet (almeno di una sua parte, quella dei motori di ricerca) e di una delle più avvincenti biografie aziendali che siano mai state scritte.
Per questo, il testo di Battelle potrebbre (ma forse sarebbe meglio dire "dovrebbe") essere adottato in tutti quei corsi universitari che affrontano i temi dell'innovazione tecnologica o, più in generale, si occupano di media digitali. Dalle sue pagine infatti emergono chiaramente le varietà delle variabili che concorrono all'affermazione di una tecnologia e i loro complessi rapporti di forza: valori personali, conoscenza, relazioni, finanza, ...
Paradossalmente, tuttavia, uno dei passaggi che mi ha colpito maggiormente, non è dedicato a Page e Brin, ma a Bill Gross, fondatore di IdeaLab e inventore di GoTo.com (poi Overture), il primo motore di ricerca ad offire agli inserzionisti pubblicitari una modalità di acquisto basata sulla ricerca e sul pay per click, da cui AdWords ha tratto ispirazione. Correva l'anno 1997. Ecco come Battelle descrive la nascia dell'intuizione di Gross, come possibile soluzione al problema dello spamming nel settore della ricerca:
[Gross] si propose di creare un motore di ricerca migliore, che avrebbe sconfitto lo spamming e avrebbe prodotto risultati straordinariamente rilevanti. Con la sua squadra di IdeaLab, Gross si interessò agli approcci basati sul lavoro di selezione umano, come Yahoo! aveva fatto all'inizio della storia del Web, ma vide che qeusti non potevano reggere alla crescita di Internet. Cercò algortimi migliori (il problema che stavano affrontando Page e Brin [...]), ma Gross era convinto che qualsiasi approccio alla ricerca guidato da algortimi sarebbe stato superato in astuzia dagli spammer [...] Così tornò alla sua idea originaria, per eliminare lo spamming si deve aggiungere all'equazione l'attito dei soldi [...]. L'intuizione chiave di Gross, quella che oggi governa l'intera economia della ricerca, è che il termine inserito in una finestra di ricerca da un utente ha un valore intrinseco, può essere valutato.
Il seguito, quando si parla dell'importanza dell'esperienza del giovanissimo Gross come rivenditore di caramelle presso i suoi coetanei nella definizione del modello di business di GoTo.com, è ancora più avvincente...
Maturi e tassati. Mancava, nell’Italia dall’inesauribile fantasia impositiva, la tassa sulla lode. Lacuna colmata. L’ultima trovata del Fisco, complice anche una legge non sufficientemente chiara, è quella di tassare i bonus elargiti agli studenti che hanno superato l’esame di maturità con 100 e lode in pagella. In alcuni licei la circolare è già arrivata e non lascia spazio a dubbi: secondo l’Agenzia delle Entrate, i bonus (che nel 2008 ammontavano a 1.000 euro, poi ridotti a 650 euro quest’anno) non vanno considerati come borse di studio, ma come redditi ottenuti in base ai risultati raggiunti e quindi assimilabili a termini di legge «ai rapporti di lavoro a tempo determinato». Morale: vanno tassati, assoggettati «a ritenuta a titolo d’acconto » (il 20%).
Coca Cola continua a cavalcare il leit motiv della pubblicità. Dal film (The happiness facotry) all'esperienza sul campo. Tre "ambassador" selezionati dagli utenti Internet, gireranno infatti il mondo cercando di scoprire cosa fa felice le persone e documentandolo. Come racconta "Mashable":
The winning three-person team will begin their journey on January 1, 2010 and attempt to travel more than 150,000 miles in 365 days, visiting each of the 206 countries where Coca-Cola is sold. On the way, they’ll get to experience the Winter Olympics in Vancouver, the FIFA World Cup in South Africa, and the World Expo in Shangha. Their duty is to engage with local denizens and uncover what makes them happy, openly document and share their experiences online, and complete tasks in each country as determined by online voters.
A metà tra il casual game e il social network. Almeno questa è la descrizione. Il nome del sito è Platogo. In sostanza si può giocare, creare ulteriori livelli di gioco e condividerli. Ecco le prime battute della pagina che descrive il servizio:
Platogo is a social gaming network, and is the first platform to apply the Web 2.0 paradigms of user-generated content and strong community focus to browser-based gaming in a way that's attractive to gamers and developers alike. The range of options available to gamers sets Platogo apart from its competitors. Users can play alone, with or against each other; they can measure their performances against other players; they can rate games and individual levels, comment on them, post them or recommend them onwards. Users can also create and share their own levels: in racing games, for example, they have the opportunity to build their own courses. Users are thus encouraged to help advance games, and to grow from pure consumers into actual content producers. The number of quality games and levels available can grow indefinitely through an interactive community that is a virtual meeting point with its own momentum.
Per gli sviluppatori si tratta di una vetrina e di una nuova occasione di guadagno.
Game developers also gain significantly because Platogo offers them the optimal platform for their games as well as appealing revenue shares. Revenue is driven by sales to users, e.g. in-game items or features via microtransactions, and by multiple advertising options on the website and inside games. Developers also have their own profile pages, allowing them to connect quickly and directly with their audience.
Pochi giorni fa, Assintel ha rilasciato il nuovo rapporto sul mercato IT in Italia. I risultati sono profondamente negativi. Il presidente dell'associazione, Giorgio Rapari, non ha mancato di sottolineare come il fatturato sia solo la prima e più illustre vittima della crisi, ma che più importanti - perché gli effetti si faranno sentire sul lungo periodo - saranno la depauperizzazione delle risorse e la ridotta capacità di innovare (dovuti a licenziamenti e tagli).
In questi giorni sto leggendo "Chaotics", il nuovo libro di Kotler e Caslione. Non ho potuto quindi fare a meno di notare la profonda consonanza delle prime pagine del secondo capitolo con le preoccupazioni di Rapari. Cito di seguito alcuni passaggi, che ri-titolo:
Mancanza di previsione e panico
Troppe volte capita che i leader aziendali gestiscano le difficoltà incombenti con un eccesso di fiducia, rifiutandosi sovente di ammettere che il settore nel suo complesso o la loro azienda in particolare stanno affrontando un pericolo reale. Ma quando la contrazione è ormai un dato di fatto, effettuano tagli indiscriminati: riducono tutto, dagli investimenti per il marketing e la ricerca e sviluppo al personale. Poi, quando ricompaiono segni di ripresa, aprono i cordoni della borsa per dimostrare la loro forza e risollevare il morale. Anche se questi approcci sembrano ragionevoli sul momento, possono finire per danneggiare posizioni competitive e la performance finanziaria. Nell'era della turbolenza questi danni possono essere irreparabili.
Occasioni
Mentre la maggior parte dei manager tremano al pensiero di una recessione, Michael O'Leary, CEO di Ryanair, la principale compagnia aerea low cost europea, la accoglie a braccia aperte. "A noi la recessione piace", ha affermato in un'intervista del novembre 2008, proprio quando il suo settore era in caduta libera. "Per noi, la cosa migliore che può accadere quest'inverno è una bella e profonda recessione".
Cambi al vertice
Secondo la società di consulenza aziendale McKinsey & Company, durante la recessione del 2000-2001 quasi il 40% delle principali imprese industriali statunitensi è stato scalzato dal primo quartile dei loro settori; un terzo delle banche più importanti della nazione ha conosciuto lo stesso destino. Ma nel contempo, in questo stesso periodo, il 15% delle aziende che prima della recessione non era leader di settore è riuscito a conquistare questa posizione
In un precedente post, avevo segnalato la presentazione di Helge Tennø, dedicata a riconsiderare la relazione tra marketing e i prodotti/servizi che dal marketing sono messi a punto. In particolare, in una delle slide di legge:
what we as marketers need to understand is that a mobile strategy is not about being accessible through an application on iPhone, it's about helping consumers connect to stuff in the real world. Mobile as a term is just a reference to an eco-system that phone are part of...
Sono stato quindi molto colpito dalla recensione di iSuppli sul salone dell'automobile di Francoforte, centrata sugli sforzi che società operanti in diversi comparti stanno producendo per far dialogare/integrare device mobili con i veicoli.
iSuppli descrive almeno tre approcci. Il primo è quello delle case costruttrici che integrano direttamente nel veicolo dispositivi in grado di connettersi alla rete e di accedere a una ricca library di applicazioni finalizzate a migliorare/potenziare l'esperienza di guida. E' il caso di BMW che ha presentato un ulteriore tassello dell'offerta "Connected Drive", il Concept BMW Application Store per iDrive.
Il secondo modello è quello messo a punto da Nokia che ha creato un cavo attraverso cui il set completo di funzionalitù di uno smartphone può essere ricreato su dispositivi/display presenti nel veicolo.
Infine, l'ultimo modello è quello messo a punto da Parrot, che al Salone di Francoforte ha presentato un nuovo Android-Java-based headunit (FC6100) in grado di implementare nell'auto tutte le funzionalità degli smartphone collegati.
Così iSuppli conclude la sua recensione
For car makers desiring to control content and not worry about installing new hardware, then BMW’s solution is optimal. If OEMs wish to give the customer freedom plus a hardware solution with multiple-connectivity pipes, Parrot is the solution. If OEMs want to give that same freedom at a cheaper price with minimal design changes, Nokia’s concept is the answer. Whichever way the automakers go, mobile apps are going to become more readily available in the vehicle. Although IAA only showed concepts of how to accomplish this, it is only a matter of time before solutions are realized.
Informa Telecoms & Media ha pubblicato la 19a edizione del report "Western European TV forecasts". Secondo l'indagine, le famiglie che alla fine del 2008 dispongono di device digitali per fruire dei contenuti televisivi erano 104 milioni, destinate a diventare 146 alla fine del 2011.
In Italia, nello stesso periodo, il loro numero passera da 14,3 a 20,4 milioni.
Assintel ha rilasciato il nuovo rapporto sull'IT in Italia. Secondo l'associazione, alla fine del 2009, il mercato varrà 20,9 miliardi di dollari, il 4,5% in meno rispetto allo scorso anno, la performance peggiore dal 2001.
Secondo Assintel, la forte flessione della spesa IT è da ricondurre,
oltre che agli effetti della congiuntura negativa, anche a ragioni di natura endogena che impattano il sistema della domanda e dell’offerta, quali il downpricing di prodotti e la riduzione strutturale delle tariffe di molti servizi. A questi si aggiungono la generale rinegoziazione dei contratti in essere in funzione del maggiore controllo dei budget IT da parte di tutte le aziende. Unica controtendenza gli interventi di consolidamento e virtualizzazione, sia pure accompagnati dalla rinegoziazione dei contratti. Per le medie e le piccole imprese si tratta più pragmaticamente di tagliare investimenti non più consentiti dal flusso di cassa.
La forte contrazione del mercato, spiega Giorgio Rapari, presidente, è particolarmente grave non solo per il calo di fatturato, ma anche e soprattutto "per il depauperamento degli organici e per la propensione innovativa nelle imprese fornitrici, che rischia di costituire una grossa penalità una volta avvistata l'uscita dal tunnel".
Di seguito alcuni approfondimenti:
la contrazione del 4,5% del mercato IT italiano è in linea con la media UE, ma superiore rispetto a quanto rilevato a livello mondiale (-3%), "con differenze significative fra le economia Nord Americane, a crescita zero, e i colossi cinese e indiano, in frenata ma ancora positivi (rispettivamente, +6,9% e + 5,7%)
la fetta più grande del mercato IT è costituita dai servizi, che subiscono tuttavia la contrazione più pesante. Nel 2009, il loro valore dovrebbe attestarsi intorno 9,4 miliardi di euro, il 6,3% in meno rispetto allo scorso anno.
in brusca frenata anche l'hardware che, con 4,2 milairdi di euro, subisce una contrazione del 5,2%.
positivo il saldo del software, il cui fatturato alla fine del 2009 dovrebbe ammontare a 4,2 miliardi. La crescita dello 0,6% è sicuramente contenuta rispetto a quella del 3,8% del 2008 e del 3,4% del 2007. Tuttavia conferma il segmento come elemento fondamentale nell'innovazione e nell'intelligenza di processo. Al risultato positivo hanno contribuito la crescita del software di infrastruttura (+4%) e la tenuta del software applicativo (-0,4%), che hanno compensato la contrazione di quello di sistema (-3,2%)
il settore consumer vale il 6% dell'intera spesa IT. Benché il comparto avverta in presa diretta le difficoltà dell'economia e il peso dell'inflazione, è altrettanto vero che il consumatore italiano mantiene una buona proponensione all'acquisto. Rispetto al 2008 il saldo è quindi positivo (+1,6%)
Infine alcuni elementi sull'atteggiamento dei CIO:
il 44,3% di 500 manager intervistati indica come priorità principale l’ottimizzazione dei costi. Il numero di coloro che fornisce tale risposta è in netta contrazione rispetto al 75,2% del 2008 e al 67,7% del 2007. Per Assintel ciò è un segnale della consapevolezza che "la strategia di taglio dei costi non è replicabile" e che la crescita deve necessariamente passare per l’innovazione; "una volta ottimizzati i costi di gestione, anche attraverso i tagli, la strada da percorrere diventa quella della ristrutturazione/riorganizzazione (15,6%), della reingegnerizzazione dei processi e dell’organizzazione (13,8%) e dell’espansione sul mercato attuale (12,1%).
tuttavia, il 48% dei CIO dichiara che nei prossimi 12 mesi la spesa destinata all'IT si manterrà stabile e il 36,4% che sarà ulteriormente ridotta.
Dato che la maggioranza degli utenti di FB sono giovani (18-34 anni) e che recenti studi hanno scoperto che questa fascia d'età età è la più incline a cercarsi l'informazione online ha un senso immaginare che un sito di social networking possa essere guardato come una potenzionale piattaforma per notizie. Come LaMothe suggerisce, in qualche modo lo è già: "Legandoti come amico a qualcuno, convalidi interessi condivisi e prospettive. Quando un amico posta un link a un articolo, a un video o a un altro media, è probabile che tu ci clicchi sopra sulla base della fiducia che tu riponi su di lui".
Mi piace molto "I gotta feeling" dei Balck Eyed Peas. La canzone del resto ha riscosso un buon successo. Non sono mancati quindi rifacimenti e parodie che del successo sono indicatori.
Ne segnalo due. Il primo è un lip dub fatto da oltre 170 studenti di Scienze dalla comunicazione dell'Università di Montreal, realizzato durante la settimana dell'integrazione. Un piano sequenza interminabile (almeno io non riesco a vedere i tagli)
Su YouTube sono numerosi video musicali ricostruiti in questo modo.
La seconda segnalazione è una parodia che utilizza la melodia per cantare la mania dell'aggiornamento di status e foto sui profili di social network.
Ultima riflessione sulla canzone originale. Musica bella... senso scarso (in fondo si deve ballare no?)
27 ottobre 2009 Aggiungo all'elenco delle versioni anche questa versione realizzata con Auto-tune...
Il senso della presentazione (le immagini sono meravigliose) è racchiuso in questa frase: "Marketing is only marketing in the eyes of marketers. To participans it is a part of the experience - equal to the product itself".
Alcuni giorni fa "Business Week" ha dedicato uno speciale ai migliori 100 brand al mondo. Di seguito un breve sunto e alcuni spunti di riflessione sul rapporto tra brand e Internet alla luce della classifica.
Discutere online Fiducia. E' la parola magica su cui si concentra il primo degli articoli dedicati al mondo del branding:
In the world of branding, trust is the most perishable of assets. polling in recent months shows that increasing numbers of consumers distribute not just the obvious suspects - the banks - but business as a whole
Nella costruzione della fiducia, Internet svolge un ruolo sempre più importante, poiché qui si cercano informazioni, ma soprattutto esperienze e consigli, provenienti da altri utenti. Le uniche strade che sembra possibile percorrere sono quelle della trasparenza e del dialogo, come McDonald's e Ford, che hanno fatto un ampio uso del canale digitale.
Pure player Nella classifica figurino 4 brand che sono attivi solo in Internet: Google, Amazon, eBay e Yahoo!. Google e Amazon, benché distanziati, hanno fatto registrare le performance migliori tra tutti i brand presi in considerazione. Se si prendono in considerazione le società che hanno interessi consistenti nell'erogazione di servizi online, la lista dovrebbe comprendere anche Microsoft (terza con 56,6 miliardi di dollari, -4% rispetto all'anno precedente) e Apple (ventesima con 15,4 miliardi di dollari, +12%)
Passato dalla decima alla settima posizione, Google ha visto crecere il valore del suo brand del 25%, raggiungendo i 32 miliardi di dollari. Più lungo il salto di Amazon il cui brand, cresciuto da 6,4 a 7,9 miliardi di dollari, è passato dalla cinquattontesima alla quarantatreesima posizione. Secondo "Business Week" le chiavi del successo della creatura di Jeff Bezos sono due. Primo, un'ampia offerta di prodotti a prezzi convenienti. Secondo una gestione intelligente delle informazioni veicolata attraverso un'interfaccia semplice da usare. In sintesi:
by investing back in the user experience, yougat high loyalty and repeat usage" (Sebastian Thomas, head of US technology research for RCM Capital Management)
Paradossalmente, negli anni passati, Bezos era stato pesantemente criticato per i suoi investimenti massicci in centri di distribuzione fisica e tecnologia. Oggi, tuttavia, i dati sembrano dargli ragione. Negli ultimi sei mesi Amazon ha registrato una crescita del fatturato del 16%. I consumatori in tutto il mondo (profili registrati) sono oltre 94 milioni. Mentre, negli ultimi tre anni, il titolo ha raddoppiato il suo valore. I limiti del brand risiederebbero per "Business Week" nel fatto che Amazon ha pochi prodotti di lusso in catalogo e nello scarso successo di iniziative nate salla sua costola, come Endelss.com. Attualmente, Amazon sta pianificando una campagna televisiva negli Stati Uniti. Anziché rivolgersi alle agenzie creative tradizionali, Bezos ha deciso di sfruttare la creatività degli utenti della rete, allestendo un concorso con in palio 10.000 dollari in buoni acquisto.
Drinking the online users Tra le performance positive vi sono anche brand che hanno investito pesantemente in progettu online. E' il caso di Coca-Cola (con un valore di 68,8 miliardi di dollari) e Pepsi (ventireesima con 13,7 miliardi), cresciute entrambe del 3% rispetto al 2008. Ovviamente la valorizzazione del brand nell'ultimo anno non è dovuta al solo utilizzo del canale digitale. E' significativo tuttavia che Internet sia stato integrato strategicamente nella promozione dei prodotti in un paese emergente come la Cina. In Cina, dove è leader nel settore soda con il 23% di quota di mercato, Pepsi è estremamente attiva online dove:
organizza uno show American Idol style chiamato "Pepsi Battle of the bands", trasmesso in televisione e ritrasmesso via Internet (in rete non manca qualche polemica).
ha chiesto agli utenti (28.000 adesioni) di inviare script per lo spot televisivo (2007)
ha sviluppato una promozione chiamata "Go China", invitando la gente a inviare slogan patriotici e immagini di loro stessi (28 milioni di adesioni), mettendo quindi la foto del vincitore (2008)
ha lanciato un creative challenge per i migliori auguri per i 60 anni della repubblica popolare cinese (agosto 2009)
Coca Cola non è da meno. A parte il segmento soda, la società mantiene la leadership in altri segmenti. Oltre a sponsorizzare anch'essa uno show stile American Idol. Coca-Cola è riuscita a trasformare il suo sito iCoke, in una popolare destinazione per i gamers.
Qualche giorno fa avevo parlato di Marina Orlova e del suo utilizzo come testimonial da parte di una nota marca di lingerie. Chiudevo l'articolo domandando se vi fossero altri potenziali testimonial creati dal Web.
Uno di questi - concordo con Alberto di H-Art - è ClioMakeUp, che su YouTube ha creato un canale dedicato al trucco. Da luglio 2008, quando è nato - ad oggi, il canale ha raccolto oltre 3,6 milioni di view, mentre i singoli clip compaiono costantemente nelle prime posizioni dei video più visti (almeno nel brevissimo e breve periodo).
Il successo raccolto sul web ha permesso a Clio di pubblicare un libro e di approdare - per la sua promozione - anche sul piccolo schermo.
Insomma un buon fenomeno viral, nato da una passione (o intuizione) e ingrossatosi grazie al contributo di una comunità d'interessi ben definita.
A volte mi trovo a cercare in un articolo certi piccoli dettagli, ma senza fortuna... Giusto per ripassare le regole di base...
Quando ero un giornalista in erba, mi fu insegnato a rispondere a cinque domande su qualsiasi argomento prima di cominciare a scrivere: chi, cosa, dove, perché e quando. Se riuscivate a mettere le risposte a tutte queste domande nel primo paragrafo del vostro articolo, sostanzialmente avevate fatto il vostro lavoro. Ma a queste cinque domande ho presto imparato ad aggiungerne una sesta - come? - e un corollario - chi ci guadagna e quanto?
J. Battelle, "Google e gli altri" Raffaello Cortina Editore
A Dublino Seven Up offre biciclette a tre ruote per girare nei dintorni di Grafton Street...
Il veicolo rimanda al sito 7upfree.ie, attraverso cui il brand comunica il suo impegno a promuovere le scogliere di Moher tra le sette meraviglie della natura. Tra le altre cose gli utenti sono chiamati a caricare il loro "Moher Chant". Ogni upload è legato alla distribuzione di magliette.
Nato a Milano nel 1974, ha conseguito il dottorato di ricerca in "Storia e forme della rappresentazione e del consumo mediali" presso l'Università Cattolica di Milano. Dal 1999 si occupa di industria culturale e marketing sui canali digitali.