domenica 7 febbraio 2010

Il microcredito sbarca in Italia e USA

Ho letto, a qualche giorno dalla sua uscita, un articolo di Repubblica dedicato a Muhammad Yunus, padre del microcredito e premio Nobel nel 2006. L'articolo è dedicato all'apertura di sportelli della Grameen Bank a New York e Milano.

Come dice Yunus il microcredito è una forma di finanziamento che è stata pensata per i paesi poveri/in via di sviluppo. Ora la sua istituzionalizzazione negli Stati Uniti e in Italia rappresenta un segno della presenza e/o dell'allargamento di sacche di povertà in questi paesi (che potrebbero diventare strutturali).

Riporto qui di seguito quanto Yunus dice a Marco Panara, che lo ha intervistato, rispetto agli Stati Uniti:
Se va in giro per gli Stati Uniti lo capisce subito perché anche New York, e ora Omaha nel Nebraska e presto San Francisco hanno bisogno del microcredito. Perché a ogni angolo di strada ci sono negozi che vendono denaro: i "payday shop" , dove si ottengono anticipi sulla paga settimanale o mensile, i banchi di pegno, i "checkcash shop" dove chi non può permettersi un conto corrente va a cambiare l'assegno con cui è stato pagato, lasciando ovviamente una lauta commissione, ci sono i "pescecani" che vengono a casa a offrirti gli "shark loan" . Il tutto a tassi che arrivano anche al 300 o al 400% l'anno. Il mercato al quale si rivolgono è quella fascia di popolazione che non ha accesso alle banche, e che finisce vittima della spregiudicata industria della finanza per i meno abbienti [...].
In Italia il problema non è l' accesso alla banca, è l' accesso al credito. Come ovunque c' è un numero enorme di persone che non trovano i mezzi per avviare nuove attività.
Mi chiedo però se alla fine anche da noi non si realizzerà (su scala ridotta) quanto viene descritto rispetto agli Stati Uniti.

Chisura degna di questo post il testo di una vignetta di Bucchi pubblicato il 3 febbraio su Repubblica: "L'Occidente sta chiedendo una proroga alla storia"

sabato 6 febbraio 2010

Avatar

Alla fine anch'io ho visto Avatar. Purtroppo non in 3D, elemento che è stato ampiamente sottolineato come punto di forza del film. Quindi nulla posso dire su questo.

Alcune riflessioni sui contenuti mi sembrano invece interessanti. E' improprio affermare, come hanno fatto alcuni riprendendo le indiscrezioni che hanno preceduto l'uscita della pellicola, che Avatar sia qualcosa di completamente originale. Vedendo il film ci si rende conto che si tratta piuttosto della articolata trasposizione di una storia vera (il genocidio degli Indiani d'America), supportata dal meccanismo narrativo dell'indigenizzazione del protagonista (l'eroe, ri-educato dai nemici che deve combattere, scopre di appartenere ormai al loro mondo). In questo senso, Avatar è solo l'ultimo di una serie di pellicole sul tema (infondo appena prima di Cameron c'è Disney - come suggeriscono i montaggi che girano su YouTube).

Del resto quello della trasposizione di plot narrativi nel tempo e dell'adattamento degli ambienti è un meccanismo collaudato. Anche "Guerre Stellari" riprende elementi delle saghe e dei romanzi medievali/cavallereschi (pur non offrendo collegamenti immediatamente riconoscibili, almeno che io sappia).

Detto questo penso che Avatar abbia diversi punti di forza. Prima di tutto non è una rilettura (edulcorata o cruda) del passato, ma una visione del futuro venata di pessimismo (lieto fine da favola a parte). Nonostante i nostri libri e i nostri film condannino i massacri del passato, l'attuale struttura socio-economica e i flussi che la sorreggono non possono che portare - almeno seguendo il racconto di Cameron - al ripetersi di simili eventi. Ciò che porta gli uomini su Pandora è l'estrazione di un preziosi minerale (sfruttamento) e l'azione militare è necessaria per non spiacere ai finanziatori della missione e agli azionisti (sterminio).

In secondo luogo, l'ambientazione della storia fa sì che non venga più proposto uno scontro tra popolazioni locali e straniere (tra uomini), ma tra uomini e alieni dove, per i meccanismi di identificazione in essere, gli alieni sono gli uomini (invasori di un altro mondo) e gli uomini sono i Na'vi (abitanti di un altro pianeta). Chiarendo, formalmente apparteniamo alla categoria dei cattivi (gli uomini della missione spaziale, alieni rispetto alla popolazione d'origine), spiritualmente a quella dei buoni (alieni rispetto a noi che tuttavia si muovono secondo un codice di valori che ci attenderemmo da "persone "ragionevoli e civili). Non che il paradosso di una doppia identificazione non sia presente in altri film. Ma qui mi sembra che emerga rafforzato.

Infine, Cameron accentra una serie di temi a lungo dibattuti e/o di attualità (i rapporti uomo-natura ed etica-scienza, lo sviluppo tecnologico e l'impiego delle tecnologie, la conquista dello spazio per motivi vitali e/o economici). Questi temi sono amplificati/rilanciati dal successo (promozionale e di botteghino) del film. Non è un caso se comunicati stampa/articoli dedicati ad alcuni tipi di tecnologie lo citano apertamente (in modo piacione). Al di là quindi della sua "qualità", penso che Avatar sia destinato a sopravvivere nella memoria come nodo che riassume una serie di temi su cui si scaricano tensioni e attese della nostra società. Resterà cioè, un film simbolo di un particolare momento storico (non so se di culto).

PS.
Sarà ma al 3D io prefirisco ancora i film "tradizionali". Incomincio a invecchiare?

Twitting Massive Attack

I Massive Attack hanno deciso di accompagnare i brani del loro ultimo album (Heligoland) con la realizzazione di sei cortometraggi. L'operazione (penso ben allineata al "carattere" del gruppo") è interessante soprattutto se si considerano le modalità con cui i video sono distribuiti.

Ho trovato la notizia del nuovo album e dei video che lo accompagnano su magazine online specializzati, che riportano il link al sito uffciale. Quindi il punto di partenza alla base della diffusione online dei contenuti è un'operazione di PR (anche sui fan e sui blogger?).

Per poter vedere i video è necessario effettuare il login con il proprio account Twitter (attraverso una applicazione). Una volta effettuato il login, il proprio profilo Twitter viene aggiornato, segnalando che si stanno guardando i video dell'album. Se si pensa che Twitter può essere facilmente integrato con Facebook, si ha un'idea del potenziale virale dell'operazione alla cui base vi è uno zoccolo duro di fan.

Ulteriore elemento di forza è la calendarizzazione. Attualmente sono disponibili tre dei sei cortometraggi previsti, in modo da creare attesa.

Per vedere i film: http://www.heligoland-films.massiveattack.com/

sabato 30 gennaio 2010

Rispunta SecondLife?

Da molto tempo non seguo più le vicende di SecondLife. Nel 2007 il servizio era sulla bocca di tutti. Delle aziende che si sono lanciate nella sua sperimentazione, alcune hanno cercato di sviluppare attività di comunicazione evolute, altre (più opportuniste, ma forse anche più realiste rispetto all'usabilità e all'audience coinvolta) hanno semplicemente sfruttato la creazione di qualche ambiente virtuale accontentandosi di essere riprese da quotidiani e periodici.

SecondLife to Real Life Chennai 311pm eventImage by labsji via Flickr


Premesso, dunque, che non accedo a Secondo Life ormai da molto tempo, mi hanno colpito i dati della società riportati da eMarketer secondo cui gli utenti che nel 2009 accedevano ripetutamente al sevizio sarebbero stati 769 milioni in tutto il mondo (circa 100 milioni in più rispetto all'anno precedente e 250 milioni rispetto al 2007).

Questi 769 milioni di utenti avrebbero generato 567 milioni di dollari di transazioni user-to-user e 6,1 milioni di vendite di digital goods da parte del servizio.

Sempre stando a quanto riporta eMarketer, secondo la banca d'investimento PiperJaffray, le revenue dei digital good passeranno da 2,2 a 6,0 miliardi di dollari tra il 2009 e il 2013.

Engage Digital Media
sostiene che nel 2009 siano stati erogati 1,38 miliardi di dollari di investimenti in digital goods (3 voltre quelli erogati nel 2008) di cui hanno beneficiato 87 società (rispetto alle 34 dell'anno precedente).

NOTA. Ho provato ad accedere alla piattaforma. Il mio avatar esiste ancora. E devo dire le strade sono leggermente più popolate e attive che rispetto agli inizi...


martedì 12 gennaio 2010

Social Media in Asia

Interessante presentazione di Ogilvy sullo stato dei social media in Asia. Il titolo è quanto mai singnificativo: "Cinque ragioni per cui l'Asia è l'avvenire di Internet". L'idea che salta alla mente è quella di un "cammino" da occidente a oriente della rete, sulla scorta della crescita economica di paesi come India e Cina e del loro sempre maggiore peso nel mondo digitale, che non mancherà di influenzarne lo sviluppo.