Ho terminato di leggere "Randagi" di Toni Zamengo. Si tratta su romanzo interessante, sia per la genesi, sia per i contenuti e lo stile.
Scritto tra il 1959 e il 1961, il libro - al tempo "Cani randagi" - viene stampato dalla tipografia Amicucci nel 1966. Sulla copertina l'autore compare con lo pseudonimo "Ta Nek". Come casa editrice figura il fantomatico "Editore Nessuno". Il volume viene venduto porta a porta assieme ad altre due opere, di racconti ("Discorsi radagi" e poesie ("Poema randagio"). Nell'86 viene fatta una ristampa del romanzo e nel 2009 la stesura definitiva con Marsilio.
Il racconto procede per episodi che intrecciano le vite di cinque personaggi, cinque amici, accomunati dal fatto di vivere un'ambiente, quello della campagna veneta nei pressi di Padova, su cui si fa sentire il cambiamento sociale ed economico dei primi anni sessanta: le tradizioni cominciano ad affievolirsi, la televisione entra nei bar e nelle case, e i giovani cominciano a fare sentire il loro peso come classe sociale.
Queste tensioni si scaricano sui cinque protagonisti e li plasmano. Pur nella loro diversità caratteriale, essi sono accomunati da alcuni tratti: sono istruiti (anche se non appartengono al ceto intellettuale/ impiegatizio di alto livello perché non hanno terminato gli studi), sono riflessivi e consapevoli (in un mondo contadino che guarda ancora alle tradizioni), rifiutano di chiuderai nelle aspettative che circondano la loro età (cercano qualcosa che non sanno e questa ricerca si esprime un un continuo movimento a corto raggio). Sono a metà strada tra un mondo vecchio e uno che ancora non c'è, di cui loro sono in fondo un indizio. Sono randagi appunto rispetto alla comunità che ha cercato di allevarli.
Lo stile è un misto di italiano e dialetto. Con un andamento che ricorda molto il diario o il resoconto di un amico a un altro amico e la sensazione del lettore di essere in qualche modo un confidente.
Una bella lettura. Sul disagio di trovarsi adulti nel mezzo di un cambiamento. Un tema di perenne attualità.
Scritto tra il 1959 e il 1961, il libro - al tempo "Cani randagi" - viene stampato dalla tipografia Amicucci nel 1966. Sulla copertina l'autore compare con lo pseudonimo "Ta Nek". Come casa editrice figura il fantomatico "Editore Nessuno". Il volume viene venduto porta a porta assieme ad altre due opere, di racconti ("Discorsi radagi" e poesie ("Poema randagio"). Nell'86 viene fatta una ristampa del romanzo e nel 2009 la stesura definitiva con Marsilio.
Il racconto procede per episodi che intrecciano le vite di cinque personaggi, cinque amici, accomunati dal fatto di vivere un'ambiente, quello della campagna veneta nei pressi di Padova, su cui si fa sentire il cambiamento sociale ed economico dei primi anni sessanta: le tradizioni cominciano ad affievolirsi, la televisione entra nei bar e nelle case, e i giovani cominciano a fare sentire il loro peso come classe sociale.
Queste tensioni si scaricano sui cinque protagonisti e li plasmano. Pur nella loro diversità caratteriale, essi sono accomunati da alcuni tratti: sono istruiti (anche se non appartengono al ceto intellettuale/ impiegatizio di alto livello perché non hanno terminato gli studi), sono riflessivi e consapevoli (in un mondo contadino che guarda ancora alle tradizioni), rifiutano di chiuderai nelle aspettative che circondano la loro età (cercano qualcosa che non sanno e questa ricerca si esprime un un continuo movimento a corto raggio). Sono a metà strada tra un mondo vecchio e uno che ancora non c'è, di cui loro sono in fondo un indizio. Sono randagi appunto rispetto alla comunità che ha cercato di allevarli.
Lo stile è un misto di italiano e dialetto. Con un andamento che ricorda molto il diario o il resoconto di un amico a un altro amico e la sensazione del lettore di essere in qualche modo un confidente.
Una bella lettura. Sul disagio di trovarsi adulti nel mezzo di un cambiamento. Un tema di perenne attualità.
